Il Sole stava calando sulle Montagne di Brifkanar, i lavoratori delle miniere finivano il turno e la taverna si colmava di gente. La Birra scorreva a fiotti nel locale del vecchio Gronthor, e canti nanici di imprese eroiche si diffondevano nella grande sala.
Ulfgar era contento di affogare la sua stanchezza nell’alcol. Ruttò rumorosamente e chiese un altro boccale da due pinte. Quel liquido scorreva caldo e denso sulla gola. Vera birra! Altro che le porcherie prodotte dagli uomini. Per i nani il luppolo doveva fermentare a lungo, e soprattutto la birra andava bevuta a temperatura ambiente o perdeva di qualità.
Dopo il quarto boccale sentiva la testa più leggera e quella strana morsa al cervelletto tipica dello stato che precede l’ebbrezza. Allora la sua indole di nano usciva allo scoperto e se non scoppiavano risse tra i minatori a riposo si cantava, si ballava e si beveva sempre di più. Quella sera tutta via una persona vestita di nero era entrata nella locanda e, dopo il bicchiere della staffa di Ulfgar, aveva continuato ad offrirgli da bere fino a quando il nano era divenuto insopportabile per il resto della gente nel locale: puzzava di birra, era scontroso e minacciava chiunque lo urtasse e soprattutto rigettava sui tavoli. Allorché l’oste, stanco della situazione, chiamò i suoi figli e lo fece sbattere fuori dall’entrata posteriore della taverna, che dava su un vialetto.
I due fratelli lo presero sottobraccio e lo lanciarono in quel porcile di strada dove il suo viso affondò nel fango. Ulfgar non aveva né la forza né l’equilibrio sufficienti per riuscire ad alzarsi così i due buttafuori risero di lui, e rientrarono nella locanda.
Quando la porta si chiuse un ombra si levò dal lato della strada e si pose davanti al nano ubriaco, sovrastandolo in altezza e tenendo sempre nascosto il suo viso nel cappuccio. -Seguimi!- ordinò il losco individuo con una voce roca ed un accento del sud.
-Oh, molto volentieri amico! Ma non riesco ad alzarmi… non potreste darmi una mano?-
Un tonfo sordo, un colpo dietro la nuca, e Ulfgar si sentì invadere la testa da un dolore fortissimo. Perse i sensi e si accasciò al suolo.
sabato 5 aprile 2008
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