Il ronzio diventava sempre più rumoroso. Ancho aveva portato la candela a Hedgar, il ladro, e Sha glie la strappo di mano insieme alla collana. Il guardiano approfittò della distrazione dei prigionieri per allontanarsi dal loro campo visivo. Il necyomanteens prese quattro ossa dal suo talismano e le dispose in una figura romboidale posandole sul terreno, poi mise nel centro la candela e pronunciò delle parole magiche in una lingua oscura. Neanche Sojo conosceva quel tetro linguaggio. Fuori dalla cella si formò una nebbiolina violacea che nascondeva mostruosità appartenenti al mondo degli incubi. La nebbia svanì velocemente e l’orrore celato comparve agli occhi dei compagni di cella: uno scheletro dagli occhi di fuoco. Una inquietante fiamma purpurea bruciava senza consumare le ossa delle mani del non-morto. L'abominio alzò il capo lentamente.
-Mi hai chiamato dal sonno eterno, i tuoi ordini sono il mio dovere.- Bisbiglio una voce proveniente dallo scheletro, ma non dalle corde vocali già consumate da secoli.
-Portami le chiavi della gabbia. Uccidi chiunque tenti di impedirtelo!- rispose Sha, senza scomporsi.
Il mostro scattò con una velocità impressionante, non erano più i tendini e i muscoli a consentirgli di spostarsi, ma l’energia demoniaca che Sha aveva usato per richiamarlo da l'oscura dimensione in cui proveniva. Dopo alcuni istanti si sentirono delle urla provenire dalla stiva.
Ulfgar lanciò uno sguardo alle dune da dove si sentiva il ronzio, anche lui notò i puntini che serpeggiavano sulla sabbia. Tuttavia gli elfi, dotati di una vista superiore alla luce del sole e della luna, questa volta videro con precisione cosa generava quel polverone: tre uomini vestiti con lucenti armature rosse stavano cavalcando delle slitte a vento che si muovevano molto più velocemente della nave.
-Se riuscissimo a prendere uno di quei mezzi potremmo scappare da qui.- disse Sojo al ladro.
-Già, ma come potremmo riuscirci chiusi qua dentro?...- rispose l'altro rammaricato.
martedì 15 aprile 2008
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